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Kodak DCS Pro 14n

Kodak DCS Pro 14n

L'ho sognata e desiderata a lungo e finalmente sono riuscito a metterci le mani sopra. Dopo otto mesi di fotografie oggi vi parlo della leggendaria Kodak DCS Pro 14n e nel farlo vi racconterò anche perchè questa macchina, nonostante alcune complicazioni, è così desiderata da alcuni appassionati, si tratta di storia ed "heritage".

Piccola premessa, in questa serie di articoli scriverò delle piccole "recensioni" di alcune macchine fotografiche che uso, non aspettatevi una dettagliata recensione con gamma dinamica, resa del sensore ed altri tecnicismi, se vi interessano queste cose in internet ne trovate un milione e, soprattutto, di persone più competenti di me. Le mie saranno opinioni personali sull'utilizzo di macchine e lenti.

Parlare di questa macchina per me non è facile, è la macchina che sognavo di comprare ad inizio millennio come prima reflex digitale e che non potevo permettermi, l'ho desiderata a lungo e per quasi vent'anni ho sognato prima o poi di averne una. A luglio 2024 finalmente sono riuscito a trovarne una in buone condizioni, completa di tutto (scatole e manuali compresi) e ad un prezzo accettabile, anche se non proprio economico, ma ci arriviamo dopo.
Per capire però serve prima un pò di storia perchè lei è l'ultima di una gloriosa stirpe, Kodak lo merita e soprattutto perchè abbiamo troppo spesso la tendenza a dimenticarci di essa (la storia ma anche Kodak) e di come siamo arrivati a dove siamo nel presente. Chi è nato, o ha iniziato a fotografare, nel nuovo millennio ha tendenzialmente tre marchi come unico riferimento, Canon, Nikon e Sony, e quando lo sento dire un pò mi fa male. Non vivo fuori dal mondo, so benissimo che Sony nell'ultimo decennio, con l'avvento delle mirrorless, è IL marchio e non tanto per i dati di vendita delle sue macchine ma soprattutto perchè è lei a produrre la maggior parte dei sensori che monta la concorrenza, come anche so, ed ho ampiamente vissuto, il dominio di Nikon e Canon nell'epoca delle reflex digitali. Troppo spesso però si dimentica che ci sono altri marchi che hanno fatto, e continuano a fare, la storia della fotografia e non parlo solo di nomi "esotici" come Leica o Hasselblad ma anche di Pentax ed Olympus che negli anni hanno inventato o introdotto tante delle tecnologie che ancora usiamo, per fare un esempio sono state proprio queste ultime due a credere e spingere la stabilizzazione sul sensore che ora molti ritengono imprescindibile.

Ma più di tutti c'è un nome che ha fatto la storia della fotografia e lo ha fatto per più di cento anni innovando, rivoluzionando, influenzando e definendo la fotografia, sì parlo proprio di Kodak! George Eastman, che nel 1888 ha fondato la Kodak Eastman Company di Rochester, ha iniziando quando ancora si scattava sulle lastre con delle grosse "scatole" e lo ha fatto cambiandone i materiali, negli anni la compagnia ha reso la fotografia per tutti, ha settato riferimenti (alcune delle testate più prestigiose non prendevano nemmeno in considerazione fotografie che non fossero state scattate su pellicole Kodak) ed ha definito i colori dei nostri ricordi, ci vorrebbe più di un articolo per raccontare tutto. Qualcuno di voi più giovane penserà "sì tutto bello ma stiamo parlando di automobili e questo ci racconta della miglior compagnia che produceva carretti per cavalli" e... no, perchè Kodak non è stata solo analogico, che stiate scattando con l'ultima e più tecnologia mirrorless o col vostro smartphone lo dovete proprio a Kodak, a proposito di smartphone, geniali ad introdurre diverse lenti e sensori per avere diverse focali mantenendo la compattezza vero? Ecco nella prima metà dei 2000 Kodak lanciò una serie di compatte digitali, come la Kodak V570, con due sensori e due lenti proprio per coprire un ampia gamma di focali senza sacrificare la tascabilità della macchina!
Kodak ha iniziato a lavorare sul digitale in anni che per alcuni di voi sembreranno il paleolitico, il primo prototipo di macchina digitale presentato al mondo risale al 1975, io non ero ancora nato, con un sensore CCD da 100 x 100 pixel, nel 1986 sviluppò per il governo americano quella che probabilmente è la prima dslr digitale della storia con un sensore da 1,5 megapixel.
Nel 1991 venne presentato il Kodak Professional Digital Camera System, DCS, con il prototipo DCS 100, una Nikon F3 a pellicola con attaccato con dei cavi un enorme unità da portarsi a spalla, ma già l'anno successivo venne lanciata la DCS 200c che pur essendo un grosso dorso digitale da 1,5 megapixel attaccato sotto ad una Nikon N8008s era già una macchina ampiamente utilizzabile. Seguirono diversi modelli in questo formato fino al 1998 e 1999 con le DCS 520 e 620 che basate sulle Canon EOS-1 e Nikon F5 integravano il sensore in un corpo macchina professionale, erano passati otto anni dalla prima Kodak digitale ad ottiche intercambiabili commerciale e nello stesso anno Nikon lanciò la sua prima, la D1, mentre Canon arrivò l'anno dopo, nel 2000, con la D30, era iniziata l'era del digitale e partiva la corsa al pieno formato.

Le macchine di cui abbiamo parlato fino ad ora avevano sensori al massimo APS-C intorno ai 3 megapixel, ma non ci volle molto per il full frame, la prima ad essere presentata fu la Contax N Digital nel 2000, c'è però dibattito perchè se è innegabile che fù la prima ad essere presentata è anche vero che subì ritardi e revisioni, uscì sul mercato due anni dopo, con caratteristiche ridimensionate ed alcuni problemi ma pur sempre col primo sensore FF da 6 megapixel. Siamo nel 2002 e nello stesso anno al Photokina, a distanza di poche ore (leggende parlano di pochi minuti battagliando su quale delle due arrivò per prima, Wikipedia dice che la presentazione Kodak fu il giorno prima di quella Canon), furono presentate due reflex digitali Full Frame, la Canon EOS 1Ds da 11,4 megapixel e la Kodak DCS Pro 14n da 13,8 megapixel che si aggiudicò la palma della Full Frame con maggior risoluzione dell'epoca. E Nikon? Arrivò solo nel 2007 con la D3 da 12,1 megapixel, per cinque lunghi anni chi aveva ottiche Nikon F e voleva provare un sensore Full Frame doveva rivolgersi proprio a questa Kodak.

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Prima di parlare finalmente della Kodak DCS Pro 14n permettetemi un ultima precisazione, quando ad inizio 2012 Kodak andò in amministrazione controllata, dopo anni di difficoltà, molti dissero che non aveva creduto nel digitale ma quanto vi ho raccontato fin ora dimostra il contrario, Kodak era un azienda enorme che basava buona parte dei suoi introiti sulla vendita di pellicola e sul successivo sviluppo e stampa, la rivoluzione digitale fu velocissima e non le diede il tempo di riconvertire il suo modello di business, si sommarono alcune scelte sbagliate ma anche sfortunate, uno dei modi in cui Kodak cercò di digitalizzare il suo business in digitale fu monetizzando la stampa, chi ha vissuto i primi anni della fotografia digitale ricorderà nei negozi i chioschi Kodak in cui potevi andare con la tua scheda di memoria piena di foto e stamparle, in quegli anni però arrivarono anche i social rivoluzionando le abitudini delle persone che in breve tempo smisero di stampare preferendo condividerle e dando la seconda mazzata ad una compagnia che a lungo era sembrata un colosso intoccabile.

Ma allora com'è questa Kodak DCS Pro 14n? La base è la Nikon F80 che, pur essendo una gran macchina, era una reflex a pellicola e questo ha richiesto qualche compromesso, ad esempio la scelta degli ISO o della modalità dei punti di messa a fuoco è sulla stessa ghiera delle modalità PASM rendendo un pò strano il tutto. Il corpo macchina però è dotato di molti controlli manuali come piace a me, c'è una piccola ghiera per selezionare la modalità d'esposizione, un altra per cambiare tra scatto singolo, multiplo ed autoscatto, una per scegliere tra messa a fuoco singola, continua e manuale. La macchina è dotata di due slot di memoria (CF + SD) ed anche di un flash pop-up che di solito non si vede sui corpi professionali. La forma è un pò tozza e strana, con molte curve, una via di mezzo tra le classiche reflex e quelle pro con battery grip integrato, ha anche un pulsante di scatto di lato per usarla in verticale ma la pseudo impugnatura verticale è praticamente inutilizzabile.
La baionetta è quella Nikon F che da accesso a decenni di lenti da quelle manual focus a tutte le successive AF, è presente anche il motore di messa a fuoco interno alla macchina che permette di usare le AF-D. Sarà che per me è stata un sogno per anni ma la trovo bellissima, anche per la sfrontatezza di portare orgogliosa, ed un pò tamarra, l'enorme scritta Kodak Professional!

Su internet molti la definiscono un pezzo da museo oramai inutilizzabile ma chi ce l'ha sa che non è vero, certo ha le sue magagne, è parecchio lenta ad accendersi, alcune cose lasciano spiazzati (ho dovuto leggere il manuale per capire che per passare tra le varie pagine del menu non basta premere le frecce ma bisogna tenere premuto il tasto menu oltre a premere le frecce costringendo ad usare due mani) ma poi se la si usa nel modo giusto ci si dimentica dei difetti e ci si diverte, tanto come tutte le vecchie reflex digitali il modo migliore di usarle è come se si scattasse a pellicola, senza tanti fronzoli, si setta l'iso base cercando di cambiarlo il meno possibile, e si lavora di apertura e tempi. L'impugnatura della macchina è comoda e ben bilanciata, la base pronunciata, pur essendo inutile per l'uso verticale, rende la macchina molto stabile se appoggiata su una superficie permettendo qualche magheggio se non si ha dietro il treppiedi, ed il mirino è buono e con le informazioni che servono.

A stupirmi sono stati i risultati, soprattutto se si considera che stiamo parlando di una delle primissime digitali full frame, di una delle prime digitali in generale e di una macchina con più di vent'anni alle spalle, certo gli anni si sentono soprattutto con tempi lunghi o salendo con gli iso il rumore digitale è pesante e con tempi lunghi e iso alti diventa devastante, per altro la riduzione rumore automatica, non disabilitabile, finisce per impastare il dettaglio. Ma in buone condizioni di luce, complice anche la mancanza di un filtro AA e probabilmente di microlenti, tira fuori un dettaglio impressionante. Putroppo i raw sono in un formato DCR proprietario ed il software originale Kodak è inutilizzabile (mai più aggiornato e troppo obsoleto per le nuove versioni di WIndows, si installa ma va in crash continuo all'apertura) e questo mi da noia, se mi seguite sapete che preferisco usare i software proprietari per vedere i risultati come le case lo hanno pensato, non potendo mi sono affidato a Raw Therapee e... wow, semplicemente wow.

Ripeto, prima di essere frainteso, parliamo di scatti fatti a bassi iso con buone condizioni di luce, non c'è solo il dettaglio ma una resa che non ho trovato su nessuna altra macchina, i colori risultano molto poco saturi e contrastati come se la macchina usasse un profilo molto flat rendendo la post produzione indispensabile, quello che però salta all'occhio, probabilmente proprio dovuto al profilo flat, è la forte tendenza a non bruciare le alte luci, in diverse situazioni di scatti in pieno giorno ed alto contrasto, per altro non potendo essere troppo conservativo per paura che schiarendo troppo le ombre esplodesse il rumore digitale, mi aspettavo un cielo completamente bianco ed invece, pur essendo sovraesposto, l'azzurro era lì. In generale, per essere un sensore con quasi 25 anni, sembra avere una gamma dinamica piuttosto ampia.
Il bello è che sia lasciando le immagini un pò meno contraste e sature sia tirando su un pò in post i risultati si avvicinano molto a delle foto a pellicola scansionate, più di quanto mi sia capitato con qualsiasi altra vecchia macchina digitale, anche quelle con CCD, nonostante questa Kodak DCS Pro 14n monti un CMOS.

Ora considerato che questo articolo ha già raggiunto lunghezze bibliche, non mi dilungo oltre, se siete interessati a maggiori approfondimenti su uso e risultati vi rimando all'articolo sulla Kodak DCS Pro SLR/n che scriverò a breve, è la macchina successiva a questa che però, a parte qualche piccolo upgrade, è quasi uguale, in quell'articolo potendo saltare la lunga parte storica mi concentrerò molto di più su uso e risultati.

Prima di chiudere però veniamo al dunque, vi consiglio questa macchina? No, ammesso che non vogliate proprio lei sapendo cosa state comprando, la Kodak DCS Pro 14n, e la successiva SLR/n hanno un problema enorme che riguarda le batterie, sono proprietarie e prodotte solo per questi due modelli, di nuove, anche compatibili, non se ne trovano e le originali si trovano raramente, a prezzi folli (spesso intorno ai 100€) e con condizioni tutte da scoprire. A questo si aggiunge che la durata era già limitata all'epoca, figuriamoci dopo più di vent'anni, io ho tre batterie, due discrete con cui, in condizioni ideali, supero i cinquanta scatti, con la terza arrivo a fatica a venti!
Anche il caricabatterie è introvabile, enorme e con tempi di ricarica biblici. Se proprio ne volete comprare una assicuratevi che abbia almeno due batteria, il caricabatterie e la dummy battery con relativo cavo che vi permette di alimentare ed usare la macchina attaccata al caricabatterie, dovessero morirvi le batterie almeno in casa o in studio potrete usarla. Considerate infine che per un kit del genere, visto anche la rarità della macchina, dovrete facilmente sganciare almeno 350€!

LE TRE COSE PER CUI LA CONSIGLIO
- File da un look unico, vintage e più vicino alla pellicola di qualsiasi altra digitale io abbia provato.
- Baionetta Nikon F che da accesso ad un enorme gamma di ottiche.
- Un pezzo di storia e da collezione, e poi porta fiera, ed un pò tamarra, la scritta Kodak Professional.

LE TRE COSE PER CUI LA SCONSIGLIO
- Batterie quasi introvabili, costosissime e di poca durata.
- Costo alto rispetto anche a reflex digitali con qualche anno in meno.
- Non per tutti e con una curva di apprendimento non immediata.

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Classe '78, Varesino e Ducatista.

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Nostalgico degli ineguagliabili anni 80.

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