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Borg Warner Trophy

La mia Indianapolis 500 - Day 6

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Lunedì è il day after, dopo quattro giorni folli ed intensi passati in autodromo ci si potrebbe immaginare una giornata di riposo per visitare qualcosa degli Stati Uniti e invece... è invece pare ci sia una sopresa per noi in autodromo e quindi anche oggi, questa volta un pò dispiaciuti (sìcomeno), torniamo per l'ultima volta all'Indianapolis Motor Speedway...

 L'appuntamento è per le otto e trenta in circuito e anche questa volta tutta la truppa è puntualissima, taxi compresi, il caldo è come sempre insopportabile con umidità che sfonda il 90% ma tutto questo non ci può fermare. I cancelli dell'ingresso principale sono chiusi e perciò ripieghiamo per l'ingresso opposto, quello del museo, veniamo subito fermati e dobbiamo spiegare che siamo ospiti di Dallara. Oggi il circuito infatti, a parte il museo, è chiuso agli spettatori e rispetto al giorno precedente è surreale. Le immense tribune sono deserte e ricoperte di rifiuti, anche nelle strade interne gira solo il personale dell'IMS ed alcuni membri di team che stanno raccogliendo le ultime cose e caricando le auto sui camion per la prossima gara. Scopriamo che il compito di ripulire le gradinate è assegnato agli studenti delle scuole di Indianapolis, una bella lezione di educazione civica!

Arrivati sulla pitlane cominciamo a capire cosa sta succedendo, c'è un sacco di movimento, fotografi ovunque e sulla linea del traguardo, sì sempre la tanto amata brickyard, membri dello staff stanno posizionando il leggendario Borg Warner Trophy e la Dallara numero 12 del Team Penske che ha trionfato meno di 24 ore prima. Scopriamo così che il lunedì mattina è dedicato alle foto di rito del vincitore e Dallara, che ha a disposizione più di uno scatto, ci ha fatto il regalo di poterne fare uno posizionati dietro al vincitore col tutto lo staff Dallara. E così mi trovo lì, sul rettilineo di partenza di Indianapolis, sulla brickyard, a pochi centimetri dal Will Power, la sua auto ed il trofeo più iconico della storia delle corse circondato dagli uomini che l'auto vincitrice la costruiscono, mentre sorrido, bersagliato dagli scatti che arrivano dalla muraglia di fotografi, penso che se questo è un sogno spero di soffrire di insonnia eterna e di non svegliarmi mai più.

Qui non si tratta del poter dire "io c'ero" e nemmeno di un esperienza da raccontare per tutti gli anni a venire, questa è davvero la realizzazione di un sogno perfetto, dal primo all'ultimo tassello. Provate ad immaginare il sogno più grande che avete nel cassetto, quello che in fondo pensate irrealizzabile, che potete vivere solo durante il sonno, come andare sulla luna o vivere per sempre felici e contenti con Jessica Alba, ecco, per me questi giorni sono tutto questo ed anche di più. Perchè non è solo l'aver realizzato un sogno, e nemmeno aver realizzato uno dei più grossi, questo è anche una dimostrazione tangibile che a volta la vita ci viene incontro e che realizzato questo cosa mi può impedire di ficcarne altri in quel cassetto?

Scambiamo un saluto veloce a Will Power e lasciamo il rettilineo perchè la sessione di foto per il vincitore è ancora lunga, poco dopo, camminando e chiaccherando ci ritroviamo sul podio a scattare un altro paio di foto di gruppo con lo staff Dallara e reiniziamo a chiaccherare con loro come se fossimo amici da una vita, si parla di corse ovviamente, Formula 1, Le Mans, Formula E... e tanti di quelli aneddoti e dettagli tecnici che potrei scrivere un libro, e questo mi permette di sottolineare che le persone Dallara sono state la classica ciliegina sulla torta, la loro gentilezza ed il modo di farci sentire parte della famiglia ha dato un valore aggiunto a questi giorni, le chiacchere con loro sono pura libidine per un appassionato come me.

E' quasi mezzogiorno quando pensiamo sia ora di liberare queste squisite persone, salutiamo, ringraziamo e ci avviamo verso l'uscita del circuito, pare però che nessuno di noi voglia lasciarlo per l'ultima volta e così la breve camminata che ci separa dal sottopasso diventa una lunga processione a tappe, store, bar, altro store, capatina al museo... alla fine si sta facendo tardi e a malincuore varchiamo per l'ultima volta l'uscita dell'IMS ed imbocchiamo la Main Street a piedi, non nego di essermi girato più di una volta a guardare fino a quando non mi è stato più possibile scorgere nulla del catino più famoso del mondo.
Ci concediamo un pranzo in main street e poi torniamo in albergo per ripararci dal caldo insopportabile, pare che oggi sia la giornata più calda fin'ora ed in assoluto una giornata record per Indianapolis.

Nel tardo pomeriggio la brezza rovente e l'effetto phon cessano un pò e decidiamo di fare un giro nel centro di Indianapolis, scopriamo una zona pedonale molto carina con un canale e dei parchetti, le persone girano in bici, corrono, fanno yoga e l'atmosfera è davvero bella oltre che rilassata. Sorvolo sulla gondola che percorre il canale con tanto di gondoliere con vestito d'ordinanza ed in pieno canto popolare veneziano... Oh sole mio... al solito gli americani hanno una visione un tantinello distorta della nostra pensiola. Troviamo un localino con i tavolini all'esterno e ci dedichiamo alla cena, questa volta i discorsi sono diversi dagli altri giorni, pronti a stupirvi? Rullo di tamburi... si parla di corse! Siamo talmente coinvolti da questo nuovo sorprendente argomento che, tornati in albergo, non ne abbiamo ancora abbastanza per cui ci concediamo una birra in un pub vicino per evitare di dimenticarci qualcosa. Alla fine ci forziamo verso il letto per addormentarci, ancora una volta, con un sorriso ebete stampato in volto.

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