Unbreakable Kimmy Schmidt stagione 1

Ho concluso la visione della prima stagione della serie, di Netflix, Unbreakable Kimmy Schmidt, vi racconto le mie impressioni. Mi raccomando, se decidete di proseguire, attenzione agli spoiler che potrebbero esserci, siete avvisati!

La serie, scritta da Tina Fey, avrebbe dovuto uscire sulla NBC che ha però deciso diversamente facendola finire dritta nelle mani di Netflix. E così il popolare servizio di streaming ha dimostrato ancora una volta di avere la capacità ed il coraggio, che manca alle TV, di puntare su serie diverse dal solito, meno conformate ai voleri del pubblico ma di qualità e, ancora una volta, ha fatto centro. Unbreakable Kimmy Schmidt parte con un velocissimo prologo, che verrà approfondito nelle varie puntate con alcuni flashback, in cui racconta di quattro donne rapite e rinchiuse in un bunker da uno pseudo reverendo che le tiene segregate con la scusa di averle salvate dall'apocalisse e che all'esterno non è rimasto più nulla. Le donne verranno salvate solo dopo 15 anni e Kimmy deciderà di andare a vivere a New York per farsi una vita. La serie è tutta incentrata su di lei e su quello che gli accade, nella prima parte di stagione risulta forse più divertente ma meno significativa, perdendosi un pò nei problemi della famiglia dove Kimmy lavora, ma è una buona introduzione per un finale in crescendo che raggiunge l'apice nelle ultime tre puntate con il processo al reverendo.
La serie è volutamente eccessiva, negli eventi e nei personaggi che sembrano un pò delle caricature, sarcastica e surreale ma, allo stesso tempo, risulta una presa in giro che la rende molto più reale di quello che sembra, fresca, leggera e divertente, insomma imperdibile ammesso che non sopportiate il genere.
Il punto di forza sono di sicuro gli interpreti, Ellie Kemper fa un ottimo lavoro con Kimmy ma i migliori sono Titus e Lillian, il primo è il coinquilino sfacciatamente gay di Kimmy che inseguendo il sogno di diventare famoso si infila in situazioni tragicomiche uscendone sempre con battute divertenti. La seconda invece è la propietaria di casa dei due, un personaggio incredibile, finta svampita, furba, con battute ficcanti e che quando apre la bocca raramente parla a vanvera. Spicca un pò meno Jaqueline anche se risulta perfettamente funzionale alla serie ed ai vari eventi fino ad un finale inaspettato.
Meno riusciti, e gestiti solo a tratti, Xanthippie, la figlia di Jaqueline, e Dong, quest'ultimo diventa una pedina importante dopo metà stagione ma poi viene messo, un pò inspiegabilmente, da parte. Verò che serviva spazio per il processo ma forse poteva essere gestito un pò diversamente.
In conclusione posso dire che la serie mi è piaciuta e rientra in quelle visioni leggere, ma intelligenti, ideali per rilassarsi e per inframezzarle a tutte le altre serie ad alta tensione che guardo costantemente. E' già stata rinnovata per una seconda stagione e sono davvero curioso di scoprire cosa si inventeranno.

P.S. Un paio di curiosità, ad interpretare l'avvocato donna nel processo è la stessa Tina Fey, la serie ha ricevuto una serie di polemiche a causa dell'episodio in cui Jaqueline porta Kimmy dal suo chirurgo plastico. Il personaggio, interpretato da Martin Short, era una parodia abbastanza velenosa di Fredric Brandt (se cercate le foto la somiglianza è impressionante) noto dermatologo che soffriva di depressione e che si è suicidato non molto tempo dopo l'uscita della serie. I media ci hanno marciato parecchio sopra arrivando anche ad accusare Tina Fey e la serie di essere stati la causa del suicidio, fatto smentito da persone vicino all'uomo che però hanno anche sottolineato come quella scena l'avesse colpito in moto negativo. Netflix e Tina Fey hanno evitato repliche facendo calare la polemica.

INFORMATIVA

Questo sito NON fa uso di cookies di profilazione, ma utilizza cookies di terze parti (social share e google analytics).
Cliccando su “accedi al sito” si presta il consenso all’utilizzo dei cookies di terze parti.